Tra 10.000 anni, se non ci saremo estinti, qualcuno potrebbe trovare qualcosa che abbiamo lasciato. La domanda che mi interessa non è se sopravviverà fisicamente. È se, trovandolo, capirà che è stato fatto da qualcuno come lui — e riuscirà a leggerci dentro il dove e il quando.

Questo articolo parla del primo tassello di un progetto più grande — un reperto pensato apposta per essere un messaggio in una bottiglia gettato non nell’oceano, ma nel tempo. Tutto il resto — il motore astronomico, i bug trovati e corretti, le formule validate — è la parte tecnica che serve a far funzionare quell’idea. Ma l’idea viene prima, e vale la pena raccontarla per intero.


Non siamo i primi a provarci#

Le tavolette sumere sono arrivate fino a noi senza che nessuno le avesse progettate per farlo — sono sopravvissute per caso, e le abbiamo decifrate per ostinazione. Altri, dopo, ci hanno provato appositamente:

  • il pulsar map sulla targa Pioneer, di Frank Drake — una mappa stellare che codifica posizione e data usando solo fisica universale (periodi di rotazione dei pulsar, decadimento radioattivo), pensata per chiunque, umano o no, abbia inventato la radioastronomia
  • il Memory of Mankind, l’archivio nella miniera di sale di Hallstatt, che non scrive “2024” su nessuna tavoletta — data i suoi reperti con un transito planetario, un evento che chiunque può ricalcolare all’indietro con la sola meccanica celeste
  • il Rosetta Disk della Long Now Foundation, che compromette diversamente: resta nel nostro sistema numerico ma scrive gli anni a 5 cifre (02026), per non lasciare un “problema anno 10000” a chi verrà dopo

Quello che hanno in comune non è la tecnica. È la stessa identica domanda che mi sono fatto io: se nessuno che troverà questo condivide la mia lingua, i miei numeri, la mia epoca — cosa resta che possa ancora essere letto?

La risposta, in tutti i casi, è la stessa: non l’alfabeto. Il cielo. Le orbite dei pianeti, il sorgere del Sole, le fasi della Luna — fenomeni che chiunque sviluppi l’osservazione astronomica può ricostruire da zero, senza dover prima decifrare noi.

Questo progetto nasce nello stesso punto di partenza. Ma è pensato per essere più di un singolo oggetto: è il primo pezzo di qualcosa che vuole funzionare come reperto vero e proprio — incidibile, fisico, pensato per essere trovato — di cui questa pagina HTML è soltanto il banco di prova digitale. Prima di incidere qualcosa su ceramica per davvero, bisognava costruire e validare il motore che decide cosa incidere.


Cos’è, in pratica, questo primo tassello#

Una pagina HTML — autosufficiente: niente librerie esterne, niente rete, niente server. Inserisci data, ora, fuso orario e coordinate, e ottieni un disco che è la proiezione esatta del cielo in quel momento, da quel luogo.

La convenzione è quella delle planisferi e degli astrolabi: centro del disco = zenit, bordo = orizzonte. Su quella base:

  • il Sole, simbolo a cerchio-e-punto, con il suo arco diurno completo tracciato per quel giorno esatto
  • la Luna, icona di fase orientata geometricamente verso il Sole, con una freccia di moto a 1 giorno — troppo rapida per il campionamento a 10 giorni usato per i pianeti
  • i 5 pianeti classici, cerchi vuoti dimensionati per luminosità reale, ciascuno con una freccia tratteggiata che mostra la direzione del moto apparente — è quella freccia, non un’etichetta, che dice “questo non è una stella, è un corpo che erra”
  • le stelle fisse, stelle a 7 punte proporzionate alla magnitudine, con i collegamenti per gli asterismi più riconoscibili (Triangolo Estivo, Gemelli, parte di Orione)
  • una mappa geografica ritagliata nel disco, centrata sul punto di osservazione — il luogo da cui si vede esattamente quel cielo
  • un cartiglio esterno, per chi condivide ancora la nostra epoca, con la stessa informazione in otto formati (decimale, DMS, Geohash, Maidenhead, ISO 8601, Data Giuliana, MJD, Unix)

Il punto centrale, quello da cui non bisogna staccarsi mai: il disegno pittografico al centro deve restare leggibile anche se il cartiglio non lo è più. Il cartiglio è per noi. Il disco è per chi verrà dopo.


Il motore astronomico#

Niente effemeridi scaricate — sarebbero pesate gigabyte. Il motore è basato sulle formule classiche a bassa precisione di Paul Schlyter (elementi orbitali kepleriani con tassi secolari lineari), risolte con un solver di Kepler iterativo:

function keplerE(M_deg, e){
  let M = toRad(M_deg);
  let E = M + e*Math.sin(M)*(1+e*Math.cos(M));
  for(let i=0;i<15;i++){
    let dE = (E - e*Math.sin(E) - M)/(1-e*Math.cos(E));
    E -= dE;
    if(Math.abs(dE)<1e-10) break;
  }
  return E;
}

Ogni pezzo è stato validato, non assunto. Il metodo: calcolare lo stesso istante (Roma, 9 giugno 2026, 19:45 UTC) sia col motore scritto a mano sia con astropy in Python, e confrontare:

sun      az=313.37 alt=-9.76   (atteso: az=313.38 alt=-9.77)
mercury  az=296.91 alt= 7.12   (atteso: az=296.92 alt=7.11)
venus    az=286.77 alt=15.99   (atteso: az=286.78 alt=15.98)
jupiter  az=285.68 alt=14.77   (atteso: az=285.71 alt=14.75)

Scarti di centesimi di grado. Bastava per procedere.


Tempo profondo: il problema che il motore non risolve da solo#

La prima versione funzionava benissimo oggi. A 10.000 anni di distanza, no — e per ragioni interessanti più che banali:

Le stelle “fisse” non sono fisse. La precessione degli equinozi sposta le coordinate di ~140° in 10.000 anni se non corretta. È stata implementata la formula rigorosa IAU1976 (Lieske), e validata in un modo che non lascia spazio al dubbio: precessando il polo celeste di 13.000 anni, il risultato punta a un grado di distanza da Vega — che è esattamente il fatto astronomico noto (il polo passerà vicino a Vega intorno al 13.727 d.C.).

La rotazione terrestre non è uniforme. Il ΔT (lo scarto fra tempo dinamico e rotazione reale della Terra) cresce in modo quadratico nel tempo. A 10.000 anni nel futuro vale ~93 ore — se ignorato, l’intero disco ruota in una direzione casuale. Per il passato, questo valore è vincolato da osservazioni storiche di eclissi; per il futuro, oltre un certo punto, non è prevedibile nemmeno in teoria — non è un limite del codice, è un limite della fisica del nostro pianeta.

Anche le stelle si muovono. Oltre alla precessione, ogni stella ha un moto proprio reale nello spazio. Arcturus, una delle più “veloci” della lista, si sposta di 6,3° in 10.000 anni — un dato verificato e poi implementato per le 11 stelle del catalogo di cui si conosce il moto proprio con buona confidenza.

Risultato netto: il motore distingue esplicitamente tempo dinamico (TT), usato per la posizione orbitale dei corpi, da tempo di rotazione (UT1), usato per l’ora siderale — la stessa separazione concettuale che gli astronomi professionisti usano per le stesse identiche ragioni.


La mappa sotto il disco#

I confini delle terre emerse vengono da un dataset reale (Natural Earth, risoluzione 1:110 milioni), scaricato via npm install world-atlas — non disegnato a mano. Va riproiettato dinamicamente, ogni volta, centrato sul punto di osservazione.

La prima versione aveva un bug visibile solo a zoom ravvicinato: bande orizzontali spurie che attraversavano l’intera mappa. La causa, una volta isolata: i poligoni che rappresentano i “supercontinenti” (Africa-Eurasia uniti in un solo anello) attraversano l’intero globo. Il clipPath SVG ritaglia solo il risultato visivo — ma il segmento di collegamento fra due punti lontanissimi del medesimo anello continuava a passare attraverso il centro del disco, anche se entrambi gli estremi erano fuori dall’area visibile.

La correzione: durante la costruzione del path, se due punti consecutivi sono entrambi a una distanza anomala dal centro, il segmento di collegamento viene sostituito con uno spostamento di penna (M) invece di una linea (L). Niente più bande.


La Luna: la parte più delicata#

Il modello orbitale lunare di Schlyter aggiunge una dozzina di termini di perturbazione (evezione, variazione, equazione annua…) rispetto al semplice modello kepleriano usato per i pianeti — la Luna è perturbata troppo dal Sole per accontentarsi di un’orbita a due corpi. Validato contro astropy: errore di pochi decimi di grado, frazione illuminata corretta al 2%.

La parte interessante è stata orientare correttamente il lembo illuminato dell’icona di fase. Il primo tentativo usava un semplice flip sinistra/destra basato sull’elongazione — sembrava ragionevole finché non si è fatto un controllo fisico banale: il lato illuminato deve puntare verso il Sole disegnato sullo stesso disco. Non lo faceva. Era invertito.

Il tentativo successivo — calcolare l’angolo di posizione “corretto” con la trigonometria sferica standard — falliva per un motivo più sottile: la proiezione del disco non è conforme (non preserva gli angoli in modo uniforme a tutte le altitudini), quindi un angolo “giusto in cielo” risultava storto una volta disegnato. La soluzione più robusta è stata anche la più semplice: calcolare la direzione verso la posizione del Sole proiettata sullo stesso disco (anche quando è sotto l’orizzonte, solo a scopo direzionale) e ruotare l’icona di conseguenza. Autoconsistente, verificabile a occhio, niente trigonometria sferica esterna che possa disallinearsi dalla proiezione.


Il cartiglio: comodità, non sopravvivenza#

Le otto codifiche del cartiglio esterno (Geohash, Maidenhead, ISO 8601, Data Giuliana…) sono state validate prima di essere inserite — il Geohash contro un valore di riferimento pubblico noto, il Maidenhead per coerenza con i quadranti europei conosciuti.

Ma vale la pena essere onesti su cosa sono: comodità per chi condivide oggi il nostro alfabeto e i nostri sistemi di notazione. Non sono un livello di sopravvivenza all’incomprensione futura — esattamente come i simboli astrologici dei pianeti (☿♀♂♃♄), aggiunti e poi rimossi quando si è notato che non trasmettono nessuna informazione che il disegno pittografico (cerchio dimensionato + freccia di moto) non trasmettesse già da solo, in modo universale.

La centratura del testo lungo gli anelli curvi del cartiglio è stata, inaspettatamente, la parte più frustrante di tutto il progetto: lo strumento usato per le anteprime (cairosvg) si è rivelato inconsistente nel modo di interpretare l’attributo dy su textPath rispetto a un vero browser — calibrare “a occhio” su uno strumento di test che mente è stato un esercizio di debug nel debug. La soluzione finale, più robusta perché non dipende da nessun numero magico: dominant-baseline:"central", lasciando al motore di rendering del browser stesso il calcolo in base alle metriche reali del font.


Cosa, di tutto questo, troverebbe davvero chi lo trova#

Non una tabella di pro e contro — qui non c’è un concorrente da battere. Solo una domanda onesta: se qualcuno, tra 10.000 anni, recuperasse questo disco senza nessun contesto, cosa riuscirebbe davvero a leggerci?

Cosa c’è sul discoResiste anche senza continuità culturale?Perché
Disegno pittografico (Sole, pianeti, fasi, stelle)non richiede alfabeto né numeri — solo la capacità di osservare il cielo e fare meccanica celeste, esattamente come noi oggi datiamo le eclissi babilonesi
Convenzione centro=zenit, mezzelune=est/ovestSì, ma va capitaè geometria pura, ma chi la trova deve prima rendersi conto che è una mappa e non un disegno decorativo — è lo stesso ostacolo che ha il pulsar map di Pioneer
Precessione e moto delle stelleSì, con margine d’errore crescentecorretto per ~10.000 anni con le formule giuste; più in là, l’errore cresce ma non collassa
Cartiglio esterno (Geohash, ISO 8601, ecc.)Noutile solo a chi condivide oggi la nostra cultura — è un foglietto di istruzioni per noi, non per loro
Simboli astrologici dei pianeti (☿♀♂♃♄)No — infatti li abbiamo tolticonvenzione occidentale di nicchia, niente di più universale delle lettere che volevamo evitare
ΔT per date future lontaneLimite fisico, non tecnicola rotazione terrestre futura non è prevedibile nemmeno in teoria — non possiamo risolverlo nemmeno volendo

La riga che conta davvero è la prima. È quella che deve sopravvivere anche se ogni altra riga della tabella fallisce. Tutto il resto — cartiglio, simboli, persino l’omino stilizzato che spiega la convenzione — è scaffolding per noi, qui, oggi. Utile, ma sacrificabile.


Il vero test non è oggi#

Questa pagina HTML si può verificare subito: il motore è stato confrontato istante per istante con astropy, una libreria astronomica professionale, e gli scarti sono di centesimi di grado. Quella parte del lavoro è finita, ed è solida.

Ma il test che conta non si può fare oggi. È: tra 10.000 anni, qualcuno trova un oggetto — di ceramica, di metallo, non importa il materiale — e ci vede sopra un cerchio con dei raggi, qualche punto più piccolo con una freccia, una sagoma di terre emerse. Si ferma. Capisce che non è rumore, è un messaggio. E da quei segni, senza che nessuno glielo spieghi, ricostruisce dove e quando qualcuno come lui ha guardato lo stesso cielo.

Questa pagina è il banco di prova per arrivare a quel punto: il posto dove si valida il motore, si scoprono i bug, si decide cosa è davvero essenziale e cosa è solo comodo. Il reperto vero — quello pensato per essere incise davvero, per durare davvero — è il passo successivo. Questo è solo il primo tassello.


Provalo#

Tutto il codice gira nel tuo browser. Nessun dato lascia la pagina.

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