La mia interpretazione – Un Blasfemo#


茶 Testo#

Mai più mi chinai e nemmeno su un fiore, più non arrossii nel rubare l’amore dal momento che Inverno mi convinse che Dio non sarebbe arrossito rubandomi il mio.

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino: non avevano leggi per punire un blasfemo. Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte mi cercarono l’anima a forza di botte.

Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo, lo costrinse a viaggiare una vita da scemo, nel giardino incantato lo costrinse a sognare, a ignorare che al mondo c’è il bene e c’è il male.

Quando vide che l’uomo allungava le dita a rubargli il mistero di una mela proibita, per paura che ormai non avesse padroni lo fermò con la morte, inventò le stagioni.

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino, non avevano leggi per punire un blasfemo: non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte mi cercarono l’anima a forza di botte.

E se furon due guardie a fermarmi la vita è proprio qui sulla terra la mela proibita, e non Dio, ma qualcuno che per noi l’ha inventato, ci costringe a sognare in un giardino incantato, ci costringe a sognare in un giardino incantato, ci costringe a sognare in un giardino incantato.


Altre Interpretazioni#


Approfondimenti#

Un Blasfemo è un brano scritto e interpretato da Fabrizio De Andre contenuto nell’album Non al denaro, non all’amore ne al cielo pubblicato nel 1971. Quinto lavoro in studio per il grande cantautore genovese, si ispira alla celebre “Antologia di Spoon River” scritta da Edgar Lee Masters nel 1915 e tradotta in Italiano da Fernanda Pivano nel 1943. La canzone, scritta come le altre in collaborazione con Nicola Piovani, parla di un uomo che accusa pubblicamente Dio di aver ingannato l’umanità, per questo viene condannato per blasfemia, ammazzato di botte da due guardie bigotte.