Oggi a Bologna c’è la manifestazione per la Palestina, Io dove sono? in un Burger King circondato da tifosi del Bologna. Così lontano dalla piazza, rosso-blu in ogni formato, sciarpe, maglie, impermeabili, e quell’accento… così autoctono eppure così lontano dalla piazza della stessa città che ribolle.

Sono passati due anni con i numeri allontanano l’idea di un cuore che batte. 40000, 50000, 100000, 400000 (mila) cuori, un intera Bologna sterminata, ormai storia, stuprata e fatta a pezzi, rivenduta come trofeo, frenesia genocidaria.

Macrabo rituale della “democrazia occidentale”

per non guardarsi dentro, i palazzi del potere grondano di sangue neonati impiccati alle finestre usati come concime del nuovo cemento di una “pace duratura” questo malvagio rinnovarsi dell’orrore di sguardi distratti, accecati dal potere presto dimenticato l’orrore e poi rivenduta la vuota memoria nel racconto come fondamento di un mondo migliore.

per non guardarsi intorno, occhi svuotati di empatia, come falene alla luce al richiamo che da una tasca vibra per non pensare alla solitudine di essere sacchi di carne ed ossa gonfiati di identità caduche mai abbastanza per essere vicini stratificate identità che salgono e scendono come mongolfiere ancorate ad un recinto il vento sferza ma il paesaggio è sempre lo stesso.

Ho potuto vivere questo presente di servitù alla paura, alla negazione, al soldo, al lento inesorabile percorrere la storia in cerchio

Sono grato però di sentire il corpo appensantito,infiammato, contorto, stanco ma vivo attraversare come vento questo mondo come una carezza traccia nascosta incisa sulle pietre delle montagne inaccessibile la preghiera del mio cuore che per ogni cuore ucciso batte due volte che per ogni cuore nato trattiene il battito per ascoltare nascere ancora la speranza.